11 Mar 2010 @ 5:48 AM 

CONSEGNATA OGGI POMERIGGIO L’ORDINANZA DI SGOMBERO ALLE FAMIGLIE DEL CAMPO ROM DI S.RAINERI. ENTRO 10 GIORNI DOVRANNO LASCIARE LE LORO -CASE-
Continuiamo a raccogliere firme, parliamone ancora e ancora, tutti devono sapere che a Messina si sta compiendo l’ennesima ingiustizia, affinchè poi non si dica “non si poteva fare niente perchè nessuno sapeva”.
Non rimaniamo impassibili davanti a questa negazione di diritti legittimata da troppi pregiudizi, organizziamoci e richiediamo a gran voce -ancora una volta- una sistemazione dignitosa a queste persone che vivono nella “nostra” città persino da più tempo di alcuni di noi.
Non priviamoci di questa ricchezza, ve ne prego, non arrendiamoci.
Loro hanno bisogno di sapere che non sono soli, e se non vogliamo essere complici di questo schifo, dimostriamoglielo.

Si può firmare l’appello presso:

Associazione Rom Bakthalo Drom
A.R.C.I. Comitato Territoriale Messina
Arcigay Makwan Comitato Provinciale Messina
Caritas Diocesana
Casamatta della Sinistra
CE.S.V. Centro Servizi per il Volontariato
Chiesa Evangelica Valdese
Circolo Arci Thomas Sankara
Comunità di Sant’Egidio
Ufficio diocesano Migrantes
Associazione Santa Maria della Strada
Partito della Rifondazione Comunista Messina
Sinistra, Ecologia e Libertà

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Ultima modifica: 11 Mar 2010 @ 05:48 AM

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 26 Feb 2010 @ 4:51 AM 

Il susseguirsi di iniziative in difesa degli spazi sociali e sportivi della parrocchia di Pompei e del territorio circostante ha risvegliato in molti cittadini il desiderio di proteggere, con sensibile partecipazione, i pochi spazi di aggregazione rimasti in città e le aspettative di molti giovani, bambini e adulti che, ancora oggi, giocano, crescono e si formano nei campetti promessi in vendita dall’Ordine dei Frati Minori Cappuccini.

Continuano a incontrare fervidi consensi gli sforzi per impedire i tentativi di speculazione edilizia, conseguenze del vigente piano regolatore, che prevedono la costruzione di un imponente complesso residenziale in un’area già fortemente disagiata e – per l’assenza di opere di urbanizzazione primaria – inadeguata a sopportare un ulteriore insediamento abitativo. Dopo aver scatenato indignazione e dissenso, la sola idea che il mero profitto possa prevalere sull’anelito di socializzazione e sul futuro di tante generazioni, continua a suscitare scandalo e preoccupazione in tante persone di buon senso.

Gli imprevedibili e velleitari scenari, prospettatisi sin dalla firma del preliminare di vendita dello scorso dicembre, si sono scontrati tempestivamente con la mobilitazione e l’opposizione di quella parte di società civile che è insorta pacificamente. Le intenzioni di procedere alla irreversibile trasformazione di aree destinate allo svolgimento di attività fondamentali per la crescita di tanti giovani, non possono essere tollerate ed accettate con passiva rassegnazione.

Facendo fronte comune affinché le logiche speculative non abbiano il sopravvento, il numeroso gruppo degli irriducibili volenterosi, che ha fin qui dato battaglia difendendo legittimamente quei preziosi spazi, ha deciso di scendere in campo ufficialmente in questa controversa vicenda con l‘intenzione di dare maggiore forza alla propria azione sociale.

Oggi, attraverso questa nota, si comunica alla città che è sorto spontaneamente ed è di fatto costituito il Comitato “Costruttori di Futuro”, che annovera esponenti dei gruppi parrocchiali, dell’ordine religioso dei frati minori cappuccini, nonché numerosi cittadini, fra cui anche il presidente della IV circoscrizione. Le finalità, che guardano anche oltre le specifiche problematiche legate alla vendita dei campetti, riassumono l’omogeneità di principi condivisi, senza vincoli pregiudiziali di appartenenza o ideologici.

Quale primo atto ufficiale della fase costituente, è stato deliberato un documento che diffida il sindaco di Messina al rilascio di eventuali concessioni edilizie nelle aree in questione, sollecitandolo alla puntuale osservanza delle norme tecniche di attuazione dello stesso P.R.G., che prevedono la realizzazione di infrastrutture primarie a garanzia della sicurezza e della vivibilità degli attuali residenti ed invitandolo fin da ora a denegare eventuale approvazione di progetto che non preveda, preliminarmente, la realizzazione complementare di spazi destinati alle attività sportive e sociali della parrocchia, di superfici equivalenti a quelle attuali.

L’atto di diffida da oggi sarà sottoposto alla cittadinanza con appello alla sottoscrizione.

La petizione, che ci auguriamo possa essere condivisa da molti cittadini, sarà diffusa capillarmente attraverso associazioni, movimenti ed esercizi commerciali che intendono sposare e sostenere l’iniziativa.

 

Questi i primi punti di raccolta:

 

RIV.TABACCHI N.45 di De Luca Antonina in Cucinotta

Viale Boccetta n.19, is. 351 – Messina – tel. 090362392

 

BAR EDICOLA di Sergio Barcellona

Viale Regina Margherita 59 – c/o chiesa di Lourdes – Messina

 

FIORI E PIANTE di Vincenzo Sergi

Piazza San Vincenzo – Messina – tel. 09041141

 

MOKARTA TRATTORIA PIZZERIA

Via Romagnosi 24 – Messina – tel. 09046400

 

WRANGLER STORE

Viale San Martino 264 – Messina

 

TATANKA

Viale San Martino 263 – Messina – tel. 0902935006

 

 

Più partecipato risulterà il consenso, attraverso la raccolta delle firme, più alta sarà la voce che si leverà, giungendo, ci auguriamo, alle orecchie degli amministratori pubblici e dei frati cappuccini, proprietari dei terreni.

Più numerose saranno le adesioni, più in proporzione aumenteranno le possibilità di difendere, anche in futuro, gli spazi sociali e di aggregazione dell’intera città.

L’invito a sottoscrivere il documento, generoso segno di speranza, è rivolto a tutti i cittadini che attraverso questo strumento pacifico e democratico rivendicheranno la possibilità di continuare a fornire ai propri figli opportunità di formazione e di crescita sociale nel territorio.

 

 

 

                                                                                                                

Messina lì 25 febbraio 2010

 

 

 

Con preghiera di divulgazione.

 

Il Comitato “Costruttori di Futuro”

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 02 Feb 2010 @ 8:31 AM 

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 01 Feb 2010 @ 5:46 AM 

 

29 gennaio 2010 – Tonio Dell’Olio

Nel pacchetto di accordi che il governo del nostro Paese ha stipulato con la Libia, è prevista la costruzione di un muro elettronico lungo i confini sahariani del Paese nordafricano. Munito di sofisticati sensori, il progetto è affidato a Selex sistemi integrati, azienda di Finmeccanica, controllata dal ministero dell’economia e costa 300 milioni di euro. Metà a carico dei contribuenti italiani e metà a carico di quelli europei. A questo si aggiunga il risibile capitolo di bilancio che anche quest’anno è stato dedicato alla cooperazione internazionale e si comprende bene che la volontà politica chiara è quella di restringere in una prigione di miseria gli abitanti dell’Africa. Parlando della sciagura africana dobbiamo sempre tener conto che quella condizione non è il frutto del destino avverso o di una maledizione divina, quanto delle scelte economiche di rapina e sfruttamento decise dai paesi ricchi. Se i Paesi poveri avessero installato per tempo un muro elettronico per impedire ai banditi dell’economia di mercato, agli agenti delle imprese del Nord e ai signori della guerra di entrare in Etiopia, Sudan, Niger, Ruanda, Congo… oggi i ricchi sarebbero loro.

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 19 Gen 2010 @ 6:07 AM 

Viitate ed aderite a questa proposta

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 18 Gen 2010 @ 5:31 AM 

 

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 13 Gen 2010 @ 5:05 AM 

Ponte sullo Stretto: a Varapodio Matteoli e Ciucci pongono il primo tassello del grande "puzzle"

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 11 Gen 2010 @ 5:13 AM 

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 10 Gen 2010 @ 8:31 AM 

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 09 Gen 2010 @ 5:10 AM 

 Sicuramente ha il bell’aspetto della principessa delle favole. E come una Biancaneve qualsiasi, la ministra Carfagna sembra risvegliarsi solo oggi scoprendo di vivere  un Paese razzista. A far aprire gli occhi alla bella deputata salernit

 

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 07 Gen 2010 @ 6:14 AM 

Carissimi, indignato e veramente imbarazzato per questo accaduto, vi invito a pronunziarvi in merito a tanto. E’ una cosa che va contro ogni forma di stile di vita, questo!

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 06 Gen 2010 @ 8:37 AM 

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 05 Gen 2010 @ 7:23 AM 

 

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 27 Dic 2009 @ 7:52 AM 

 La tradizione vuole che Gesù sia nato in una grotta, tra gli alberi, non lontano dal villaggio di Betlemme. Oggi attorno a quella grotta c’è una grande chiesa e attorno alla chiesa c’è una piccola cittadina soffocata da un muro imponente e da una dura occupazione militare che continua da oltre quattro decenni. "Se Maria e Giuseppe avessero intrapreso oggi il viaggio da Nazareth non sarebbero riusciti a raggiungere Betlemme e Gesù sarebbe probabilmente nato in uno dei tanti posti di blocco israeliano" – afferma Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace.

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 25 Dic 2009 @ 12:43 PM 

  

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 25 Dic 2009 @ 12:37 PM 

  

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 22 Dic 2009 @ 5:52 AM 

 
 

Nel terzo semestre 2009 il tasso di disoccupazione sfonda la soglia dell’8%. Rispetto allo stesso periodo del 2008 hanno perso il lavoro oltre 500mila persone. Una situazione pesante in cui affiorano nuove povertà: giovani famiglie con reddito medio-alto e mutuo sulle spalle. Social card, bonus e abolizione Ici si rivelano poco efficaci per combattere la povertà, come spiega la Commissione di indagine sull’esclusione sociale che ha presentato oggi il suo rapporto annuale

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 21 Dic 2009 @ 5:13 AM 

Dopo trentadue giorni di sciopero della fame, l’eroina del popolo saharawi si è vista riconoscere i propri diritti

Aminatu Haidar ce l’ha fatta. Dopo trentadue giorni di sciopero della fame, la leader del Fronte Polisario ha vinto la sua battaglia ed è tornata a casa. L’annuncio a Laayoun, capitale del Sahara Occidentale, è arrivato nella notte. I media spagnoli riferiscono che Aminatu è stata dimessa dall’ospedale di Lanzarote nell’arcipelago delle Canarie, dove era stata ricoverata nei giorni scorsi per il peggioramento delle sue condizioni fisiche, e che un aereo militare l’ha riportata nella sua patria. "Si tratta di un trionfo del diritto internazionale e di quello umano, della giustizia e della causa saharawi". Queste le parole della Haidar , non appena fuori dall’ospedale.

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 12 Dic 2009 @ 5:02 AM 

 Otto ore sui banchi a imparare italiano e matematica, otto ore nei retrobottega di famiglia a cucire, stirare, servire. «Anni Ye era la più brava a scuola» ha detto la madre della ragazzina cinese morta a 11 anni in provincia di Macerata, in seguito a un incidente nel piccolo casolare dove si occupava della lavorazione di tomaie per le scarpe. È vero, i ragazzi cinesi hanno risultati scolastici spesso sopra la media, rispetto ad altri coetanei immigrati. Però spesso si addormentano in classe perché la sera prima hanno fatto tardi. Devono crescere in fretta: è la regola imposta dalle loro comunità, sempre più diffuse nelle città metropolitane eppure sempre più sconosciute e impenetrabili.

La storia di Anni Ye ha per lo meno costretto l’opinione pubblica a squarciare il velo su un dramma che pochi, eccezion fatta per qualche addetto ai lavori, conoscono: nel nostro Paese sono 25mila i bambini asiatici, in larga parte provenienti proprio dalla Cina, sfruttati nei laboratori no stop del tessile, nelle fabbriche dove si trattano materiali pericolosi, nelle cucine dei ristoranti made in China.

Nel 30% dei casi i bimbi lavorano più o meno tutti i giorni della settimana, in due casi su dieci per più di sette ore. «Dentro la comunità cinese, tutti devono partecipare e contribuire all’attività di famiglia: è una regola ben precisa, che coinvolge di frequente bambini sotto i 10 anni» racconta Anna Teselli, ricercatrice dell’Ires Cgil, cui va il merito di aver fotografato il fenomeno del lavoro minorile, su cui per anni è mancato un quadro chiaro. «C’è un altro aspetto decisivo per la comprensione del fenomeno: tutti questi bambini vanno a scuola perché rappresentano i primi mediatori culturali e linguistici delle loro famiglie». Un cinese adulto parla italiano poco e male, quasi ci fosse un rifiuto a priori nell’integrarsi, un cinese bambino sa invece che dovrà far in fretta a imparare, perché è la sua comunità a chiederglielo. «La lingua la imparano benissimo – continua Teselli – ma questa doppia vita, di giorno a scuola e di notte sulle macchine da lavoro, provoca conflitti spesso insanabili nella personalità dei bambini».

Le mafie, il business e il sommerso
Sottotetti sfruttati come laboratori, locali per le produzioni artigianali dentro cui si ricavano letti e poltrone per le poche ore di riposo notturno: dormono così, spesso insieme, papà, mamma e figli. In modo promiscuo e in spazi ristretti, il datore di lavoro e  il baby-operaio sembrano legati a doppio filo. «Il lavoro che porta allo sfruttamento dei minori in realtà ha un valore preciso per la famiglia, prova ne è il fatto che le donne cinesi sono le vere imprenditrici di casa, anche più degli uomini» osserva la ricercatrice dell’Ires Cgil. Cinque anni dopo aver iniziato a lavorare, una ragazza cinese sveglia e abile può già aprire un’impresa. Ma quante sono le imprese cinesi in Italia? E quante di queste si macchiano di pratiche come lo sfruttamento minorile? Numeri univoci non ce ne sono, ma il caso del distretto di Prato è illuminante: le 4mila aziende cinesi iscritte alla Camera di commercio locale danno lavoro ad almeno 18mila connazionali nel settore tessile (ma c’è chi dice siano almeno il doppio) e hanno un giro d’affari di oltre 1 miliardo di euro. «Tutto sommerso, tutto senza regole» denuncia il presidente dell’Unione industriali locale, Riccardo Marini. La ricchezza prodotta esiste, ma chi la produce no, perché è invisibile e non perseguibile dal Fisco italiano, troppo lento e burocratico per inseguire aziende che nascono e muoiono nel giro di un anno e mezzo. «Dietro questo mondo, si agitano gli interessi oscuri delle mafie – afferma Teselli – che spesso hanno come obiettivo quello di colonizzare interi pezzi delle città», da Milano a Torino, da Verona  a Napoli, da Macerata a Prato.

La prevenzione che non c’è
La «copertura» data ai minori che lavorano nei laboratori cinesi è così ferrea che finora è in larga parte sfuggita anche alle forze dell’ordine. A Perugia tre settimane fa è stata scoperta una fabbrica gestita da una donna che aveva alle sue dipendenze lavoratori irregolari, dentro uno spazio adibito a dormitorio e cucina. A fine ottobre la Guardia di Finanza di Prato ha arrestato un imprenditore per sfruttamento di manodopera clandestina, sequestrando 20mila metri quadri di tessuto Louis Vuitton contraffatto, mentre quattro settimane prima a Milano nell’ambito dell’operazione «White China» 14 persone sono state denunciate per ricettazione, contraffazione e sfruttamento. Di bambini all’opera, però, nessuna traccia.

L’attività di contrasto non manca, «ma a monte servirebbe più prevenzione – spiega Teselli – Le sanzioni amministrative vengono pagate e poi si ricomincia come prima». L’agenda delle cose da fare per combattere lo sfruttamento minorile, non solo cinese, è lunga ed è stata messa a punto da 86 associazioni, tra cui Caritas, Agesci e Save the Children, in occasione dell’ultima Conferenza nazionale per l’Infanzia: si va da un tavolo di coordinamento a interventi concreti fatti coinvolgendo la società civile. Oltre a un rafforzamento dei controlli sui laboratori degli irregolari, è necessario un vero e proprio piano d’azione. Che chiami in causa anche la scuola, ovviamente, primo banco di prova per capire se gli alunni-modello nascondono nei loro occhi a mandorla piccoli drammi che non possono raccontare. Diego Motta

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 08 Dic 2009 @ 11:17 AM 

In occasione del dibattito parlamentare sulla legge Finanziaria le associaziono e ong del network Link2007 e del Cipsi hanno scritto a rappresentanti del Governo e Parlamento per chiedere che la manova economica "ripristini urgentemente il fondo destinato agli aiuti allo sviluppo riportandolo almeno a 500 milioni di euro".

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